DI ME.

HANNO SCRITTO

Tra realtà e sogno

Andrea Viozzi, 2024

Le opere di Pio Serafini ci conducono in un mondo di stupore e meraviglia, caratterizzato da un inconfondibile stile in cui il rigore della forma si fonde con una visione onirica e magica). ….(I suoi dipinti ci immergono in una poetica emozionale nella quale, partendo dalla realtà che lo circonda, soprattutto il paesaggio piceno, sconfina in una percezione emotiva della stessa. Serafini ci guida negli strati più impervi della nostra emotività, dove le suggestive cromie da lui utilizzate si articolano nell’eco dei nostri pensieri. Sono paesaggi sognanti in cui se la geometrizzazione delle forme dei suoi isolati paesaggi e le vibranti atmosfere utilizzate dal maestro ascolano lo avvicinano a grandi capolavori di Cezanne, De Chirico e Chagall, è forte, al contempo, la specificità della sua tecnica espressionista nell’uso del colore che cattura lo sguardo dell’osservatore spingendolo fin dentro la tela.

I paesaggi,  gli  sfondi,  le  linee,  le  figure  ed  alcune  prospettive  ricordano  l’impressionismo  di Cezanne.  Il  tono dei colori è acceso, carico della  matericità dell’olio; il  figurato si caratterizza per il movimento che il pittore imprime alle figure e al paesaggio, un moto che deforma gli oggetti, letteralmente travolti da un’onda che con la sua forza travolge gli spazi inondandoli di colore. Tutti questi elementi richiamano alla memoria il surrealismo di Chagall, carico della vitalità e dell’ energia interiore che l’ artista vuole esprimere, in una sorta di automatismo psichico puro.

Simone Fagioli

Spoleto, 2013

Carlo Melloni

Nel vortice della memoria ancestrale, Febbraio 2007

Il linguaggio di questo pittore, che ha completato studi superiori di architettura e che è musicista militante (arricchimento di non poco conto per un pittore!), di primo acchito ci appare simile a quello di un neo-primitivo che, volutamente affida a forme elementari l’ethos esistenziale del nostro tempo, nel  tentativo di cogliere di esso gli aspetti che meglio ineriscono ad un modello di vita vissuta. In realtà, questa sensazione dell’osservatore non è del tutto fuori strada, ma occorre che ci interroghiamo sul come e sul perché Serafini persegua un ideale di pittura che sembra ignorare le aberrazioni della vita contemporanea.

In visita al suo studio si resta colpiti dal grande numero di tele in lavorazione, revisione, attesa, come se il mondo si manifestasse su infiniti livelli di percezione che scorrono l’uno sull’altro dando all’artista un’urgenza continua di linguaggi multiformi. Ma nella complessità lessicale delle scelte emerge tuttavia una cifra comune che lega indissolubilmente tutte le  opere e ne cuce l’identità: la potenza assoluta del colore, che cattura ed enfatizza lo spazio dominandolo con un cromatismo estremo.

Antonella Sgattoni

Un dialogo senza fine, Aprile 2019

INOLTRE HANNO SCRITTO.

Laura Balducci

Vincenzo De Luca

Arlinda Kanaj

Giacomo Pierantozzi

Piero Sospetti

Sandro Morichelli

Franca Maroni

Primo De Vecchis

Massimo Pasqualone

Maurizio Vitiello

Giorgio Genova

Enzo Le Pera

Bettina Von Engel

Sandro Costanzi

M.Rutilia Coccetta

Massimo Consorti

Giorgio Vulcano

Ugo Bergonzoni

Alessandro Centinaro

Gian Ruggero Manzoni

Sabrina Pecci

Erminia Tosti Luna

Giorgio Voltattorni

Claudio Frasca Polara